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La tragedia infinita dello Yemen nell'accorato appello di papa Leone

Le parole di Leone XIV sulla tragedia umanitaria a Taiz richiamano una responsabilità che il mondo non può più eludere. Da dodici anni la popolazione yemenita paga un prezzo spaventoso per una guerra devastante, nella quale l’intervento della coalizione composta dall’Arabia Saudita, paesi del Golfo, USA e Regno Unito ha lasciato una scia di morti, feriti e distruzione.

C’è una verità esigente che attraversa l’Angelus di Leone XIV e interpella le coscienze ben oltre le mura del Vaticano: la pace, per essere autentica, deve avere il coraggio di guardare tutte le vittime, soprattutto quelle che non hanno voce, i bambini che non hanno scelto una guerra, le madri che non riescono a procurare acqua e cibo ai propri figli, i malati che non trovano medicine e cure, le famiglie costrette a sopravvivere tra macerie e paura.

«Seguo con preoccupazione la grave situazione umanitaria dello Yemen, in particolare nella città di Taiz, dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche», ha detto il Pontefice al termine dell’Angelus. Poi l’appello: cessino le ostilità e sia garantita al popolo yemenita, come a tutti i popoli della regione, la possibilità di vivere nella pace. «Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo. Il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace», ha gridato Leone XIV rivolto alla folla che oggi gremiva piazza San Pietro e la limitrofa piazza Pio XII.

Sono parole che meritano di essere raccolte e trasformate in un impegno concreto. Perché lo Yemen non è una crisi lontana, una tragedia da relegare nelle pagine interne dei giornali quando non ci sono più immagini abbastanza sconvolgenti da catturare l’attenzione. È una ferita aperta dell’umanità, una delle più dolorose testimonianze del fallimento della comunità internazionale di fronte alla sofferenza dei civili.

Dodici anni di guerra e un prezzo pagato dagli innocenti

Dal 2014 lo Yemen è precipitato in un conflitto che ha coinvolto potenze regionali, interessi geopolitici, rivalità confessionali e strategie militari. Nel marzo 2015 la coalizione guidata dall’Arabia Saudita intervenne militarmente contro gli Houthi, il movimento politico e armato che aveva conquistato Sana’a e che si opponeva al governo yemenita internazionalmente riconosciuto.

Da allora, i bombardamenti, gli scontri, il blocco e le restrizioni alle importazioni, il collasso dei servizi essenziali e le epidemie hanno contribuito a una catastrofe umanitaria di proporzioni enormi. Milioni di persone hanno avuto bisogno di assistenza, mentre bambini e famiglie hanno pagato un prezzo insopportabile. Le responsabilità delle diverse parti non sono identiche in ogni episodio e devono essere accertate sulla base dei fatti, ma nessuna analisi seria può cancellare le conseguenze devastanti dell’intervento militare della coalizione saudita e delle operazioni che hanno colpito la popolazione civile.

Il dramma dei bambini

I bambini yemeniti sono diventati il simbolo più straziante di questa guerra. Bambini uccisi, mutilati, privati della scuola, della sicurezza e persino della certezza di poter mangiare il giorno successivo. Bambini cresciuti conoscendo il rumore degli aerei e delle esplosioni invece della serenità di una casa. Bambini che non possono essere trasformati in una semplice voce statistica, perché ogni vita spezzata è una responsabilità morale che riguarda tutti.

Eppure, troppo spesso, il loro dolore non ha ricevuto l’attenzione riservata alle vittime di altri conflitti. È questa disparità di sensibilità, insieme alla selettività della diplomazia internazionale, a rendere ancora più urgente la denuncia di Leone XIV.

Fonte: farodiroma/redazionecatt

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