di Katia Guerra
Interrogarsi sulla solitudine, o meglio, sulle solitudini, a tutto tondo: è questo l’obiettivo della giornata aperta a tutti organizzata dalla fondazione di Ricerca Psico-Oncologica e dall’associazione Triangolo, ente che sostiene a più livelli pazienti oncologici e con malattie croniche progressive, e le loro famiglie. Il seminario, che si svolgerà martedì 29 settembre a Lugano, giunge quest’anno alla 27esima edizione (vedi box). «In tutti questi anni abbiamo interrogato il mondo secondo degli occhiali che appartengono all’ordine dell’esistenza e della vitalità: in che modo delle parole cardine irrorano i nostri sguardi?», sottolinea Graziano Martignoni, psichiatra attivo su più fronti, che fa parte del gruppo promotore di questo evento e al quale abbiamo chiesto qualche spunto di riflessione sul tema scelto per questa edizione. «Quest’anno ci occupiamo di solitudine, per recuperarne il sapore e l’orizzonte, perché ne abbiamo bisogno. La solitudine che ci circonda in molti modi ha bisogno di cura. Ecco allora che nel nostro stile di sempre, con un moderatore - Giancarlo Dillena - che tende a mettere un po’ in crisi i nostri discorsi, ci interroghiamo sulla solitudine del medico, degli ammalati, dei famigliari curanti, la solitudine nelle parole e poi ancora sul come è stata vissuta la solitudine nel tempo del Covid e dell’isolamento».
Le solitudini dell’uomo, esplicitamente al plurale, hanno molti volti, come spiega, in sintesi Martignoni. «C’è quella essenziale, laddove si manifesta tutto il peso e il dolore dell’essere abbandonato nel mondo, ma accanto ad essa ci sono altre forme, come quella più legata all’esclusione sociale, o quella più sottile, che colpisce l’io: sei solo con te stesso, nel guardare il mondo. E poi quella che è condizione dell’atto creativo, che si incontra con la bellezza e che va su una pista diversa rispetto alla solitudine esistenziale». Il tema è particolarmente rilevante nell’ambito della cura, ma non solo: riguarda tutti, perché la solitudine fa parte dell’esperienza umana ed è dunque importante sottolinearne l’aspetto positivo, oltre a quello più negativo, prendendo spunto dall’ultimo suo volto evocato da Graziano Martignoni, quello creativo. «La solitudine del risveglio è quella che mi fa dire: ecco, ero solo e adesso sono con te e questo essere con te è nella vita sociale, nella vita di coppia, nell’amore reciproco. La solitudine che portava dolore, sofferenza, ferita, riproducendo la ferita dell’origine, ecco che improvvisamente diventa generosa, produttrice di nuove cose, di nuove bellezze. È la solitudine creativa, della presenza che accompagna: è fondamentale. Racconto una mia esperienza personale. Un mio caro amico stava morendo. Era stato tutto il giorno a parlare con sua moglie e poi mi ha detto, poco prima di morire: “Adesso voglio rimanere solo”. Quella era una solitudine pienamente di presenza, accompagnata. Ci sono tantissime solitudini, ma diventano una sola nell’incontro con questo evento straordinario che è il dono della vita. Il compito della cura è triplice: è quella della cura di sé, cura dell’altro, ma anche cura del mondo, che oggi è talmente ferito. E allora ricordiamo le parole solitude, solitaire, solidaire: i francesi hanno questa possibilità di usare tre termini che declinano in modo forte la parola solitudine».
Seminario martedì 29 a Lugano: programma e relatori
Seminario martedì 29 a Lugano: programma e relatori
L’incontro «Le Solitudini» del 29 settembre si svolgerà dalle 9 alle 16 al Palazzo dei Congressi di Lugano. Fra i numerosi relatori e ospiti, si segnalano lo scrittore e premio Strega Paolo Giordano, lo psichiatra Graziano Martignoni, lo psichiatra Diego De Leo, il geriatra Marco Trabucchi, l’imprenditore Riccardo Braglia, il medico cantonale Giorgio Merlani, la psicologa e ricercatrice Serena Petrocchi. Programma dettagliato dell’evento e iscrizioni sul sito www.triangolo.ch.