di Cristina Vonzun
Franco Biffi (1926-2005) è stato uno dei presbiteri ticinesi di maggiore rilievo nella storia della Chiesa locale e universale. Prete diocesano, rettore dell’Università Lateranense dal 1974 al 1982 ed esperto di Dottrina sociale della Chiesa (DSC), ricoprì dapprima in Ticino e poi a Roma importanti incarichi. Nel nostro Cantone è ricordato in particolare per il legame, durato tutta la vita, con l’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese (OCST). Giovedì 5 novembre, a Balerna, una serata voluta in occasione dei 100 anni dalla nascita ne ha ripercorso la figura e l’opera. Tra i relatori, Meinrado Robbiani, già segretario dell’OCST e già consigliere nazionale. «Con l’OCST - ci illustra Robbiani - mons. Biffi ha mantenuto un contatto intenso per tutta la vita. Per un periodo vi ha anche lavorato come collaboratore di mons. Del-Pietro. Nonostante l’arrivo di incarichi diocesani e il successivo trasferimento a Roma per l’attività accademica, Biffi non ha mai allentato il legame con il sindacato». Un legame evidenziato - tra l’altro - dai 1900 articoli scritti in mezzo secolo per il giornale dell’OCST. «Biffi ha curato tutta la formazione dottrinale legata all’insegnamento della DSC. Ogni volta che rientrava in Ticino passava da noi per confrontarsi, discutere e dare consigli. Seguiva inoltre da vicino le vicende dei singoli collaboratori e collaboratrici, con grande delicatezza e attenzione personale». Un rapporto profondo, che affonda le radici nella stessa personalità di Biffi. «A spiegare questa vicinanza – sottolinea Robbiani – è anche la scelta di Biffi di approfondire la DSC anziché altri ambiti della teologia; così nell’OCST probabilmente vedeva una prima palestra per mettere in pratica quei principi». Se si scorrono gli scritti di Biffi per l’OCST vi si incontra la sua figura poliedrica, capace di affrontare un’infinità di temi e questioni, a suo agio nella Chiesa locale come in quella universale.
L’attualità del pensiero e dell’opera di Biffi
Ma qual è l’attualità del suo pensiero? Robbiani individua tre aspetti. «Il primo è riferito alla DSC, nella quale Biffi si è impegnato pienamente, disciplina che continua a rinnovarsi. Ogni volta che esce un’enciclica il mio pensiero corre a lui: cosa farebbe per divulgarla? Penso alla Laudato si’ o alla Magnifica Humanitas. Biffi non è stato soltanto un insegnante, ma anche un grande divulgatore grazie alle sue notevoli capacità pedagogiche. Il secondo aspetto è il radicamento nel territorio, l’attaccamento al villaggio, alla sua valle e al Ticino, unito a una costante apertura al mondo, all’universale. Una dimensione coerente con l’insegnamento della Chiesa: pensiamo a temi come la fratellanza universale o la giustizia sociale. Quest’ultima, se da un lato la si costruisce certamente a livello locale, dall’altro è innegabile che si tratti di una questione mondiale e l’esplosione delle disuguaglianze è lì a dimostrarlo.
Le sfide più imponenti – prosegue Robbiani – mostrano che l’umanità ha un destino comune: siamo o tutti vincenti o tutti perdenti. Le risposte possono essere efficaci soltanto se ciò che arriva dalla comunità internazionale – accordi, decisioni e convenzioni – incontra ciò che sale dal basso: mobilitazione, sensibilità, aggregazioni e impulsi delle forze vive della società».
Il terzo elemento riguarda l’impegno accademico di Biffi e, in particolare, la sua idea di ricerca. «Oggi l’attività accademica è molto orientata alla specializzazione all’interno delle singole discipline, il che permette di raggiungere livelli elevati di conoscenza. Resta però fondamentale ricondurre i diversi saperi a una visione d’insieme, mettendo in dialogo la cultura scientifica e quella umanistica, che rinvia al senso ultimo del conoscere. Biffi aveva ben presente questa esigenza: la ricerca deve sempre essere ricondotta al suo vero fine: la crescita e lo sviluppo dell’umanità nel suo insieme».
Domenica 8 novembre nella parrocchiale a Caneggio alle 10 c’è una Messa in ricordo di mons. Biffi.