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Papa Leone in Sud America. Le attese nelle parole di un grande esperto della Chiesa latinoamericana

Di Cristina Uguccioni

Papa Leone XIV, dal 6 al 17 al novembre, è in Sud America. In questo sesto viaggio internazionale – il più lungo compiuto sinora – visiterà l’Uruguay, l’Argentina e il Perù, Paese – quest’ultimo – dove è stato a lungo missionario e vescovo, nella diocesi di Chiclayo. Su questo viaggio riflette un fine conoscitore dei Paesi sudamericani, il professor Guzmán Carriquiry Lecour: uruguayano, docente universitario e avvocato, è stato per vent’anni sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici, per nove anni segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina e per quattro anni ambasciatore dell’Uruguay presso la Santa Sede.

Qual è la principale peculiarità della Chiesa sudamericana che la differenzia da quella europea?

«L’Europa, nel corso degli ultimi decenni, ha subito un processo di scristianizzazione massiccio ed esteso: i recenti viaggi del papa in Spagna e in Francia, dove il popolo gli ha riservato una straordinaria, sorprendente accoglienza, dimostrano però che sotto la cenere ardono ancora le braci calde e vive del cristianesimo. Sono braci che ardono nel cuore di società esauste, spaventate, confuse, insicure, società nelle quali si fanno strada domande di senso e convinti cammini di avvicinamento al Signore. E ciò non accade solo in Spagna e in Francia ma anche in altri Paesi europei. Questi sono tutti segni di speranza. In America Latina la tradizione cattolica è invece ancora molto viva, il cristianesimo è radicato nell’humus culturale e sociale dei nostri popoli, nonostante molti Paesi abbiano vissuto un processo di secolarizzazione, visibile soprattutto nelle grandi città».

A questo riguardo, come descriverebbe la situazione nei tre Paesi che il Papa visiterà?

«L’Uruguay è il paese più secolarizzato dell’America Latina, il laicismo è, potremmo dire, l’ideologia ufficiale, che è penetrata a fondo nello stile di vita e nella mentalità popolare: gli abitanti che si dichiarano cattolici sono il 35-40% della popolazione: tra loro soltanto l’1% partecipa alla messa domenicale. Anche l’Argentina ha vissuto un processo di ecolarizzazione, non certo paragonabile, però, a quello dell’Uruguay. Oggi in Argentina gli abitanti che si dichiarano cattolici sono il 63%, una buona percentuale, dunque. Nel 2008, tuttavia, erano il 76%. Il Perù è senza dubbio il Paese nel quale la tradizione cattolica è più viva: i peruviani che si dichiarano cattolici sono l’80%. Facendo una media un po’ grossolana e tenendo conto della situazione degli altri Paesi del Sud America, possiamo dire che i cittadini sudamericani che continuano a confessarsi cattolici –  con diversi gradi di convinzione e di appartenenza alla Chiesa – sono circa il 70%».

Quali ricchezze ritiene che le Chiese del Sud America stiano portando in dono alla Chiesa universale?

«Portano in dono molto di quanto è stato espresso dal pontificato di papa Francesco. Anzitutto ricordano a tutti che il cristianesimo è un fatto di popolo. Papa Francesco insisteva molto sulla Chiesa come “popolo di Dio”, inteso sia nella sua accezione teologica, sia nella sua consistenza storica, reale. Un’altra ricchezza è la religiosità popolare o pietà popolare, che Francesco ha molto valorizzato. Le espressioni di questa pietà popolare sono riscontrabili un po’ ovunque nell’America Latina. Pensiamo, ad esempio, al pellegrinaggio di oltre 60 chilometri che si tiene in Argentina, da Buenos Aires al Santuario della Madonna di Luián: l’ultima volta ha partecipato oltre un milione di persone; oppure alla festa del Señor de los Milagros, che si celebra in Perù, a Lima e in altre città, e che muove milioni di peruviani. Questa pietà popolare si esprime anche in una grande fioritura di invocazioni alla Madonna: il Sud America è costellato di santuari mariani che attirano milioni di fedeli
ogni anno; i santuari sono le capitali spirituali dei nostri popoli. Un altro elemento fondamentale che caratterizza le Chiese latino-americane sin dalle origini è l’amore preferenziale per i poveri, che si esprime in migliaia di opere e iniziative. Sono milioni i sudamericani in povertà: tra loro vi sono anche moltissimi lavoratori dell’economia cosiddetta “informale”, cioè l’economia che opera fuori da ogni regola stabilita dalla legge».


Quali temi si aspetta e auspica che Leone XVI affronti durante il viaggio?

«Mi aspetto e spero che il Papa metta a tema nei suoi discorsi il problema della povertà, della marginalità, delle disuguaglianze, e che soprattutto si concentri sul bisogno fondamentale dei popoli sudamericani dando una scossa alla loro coscienza: oggi occorre rivitalizzare la fede perché essa diventi sempre più vita vissuta e incida molto più realmente nell’esistenza personale e collettiva della nostra gente. Per questo penso che il Papa porrà al centro delle sue riflessioni il mistero pasquale, Cristo morto e risorto, il Salvatore, fondamento della nostra fede, che riaccende la speranza e chiama alla Sua sequela i latino-americani. Sono convinto che nei tre Paesi visitati il Papa convalescente sarà accolto con straordinario calore e un affetto e una gratitudine speciali perché, nonostante il recente intervento, non ha voluto rinunciare al viaggio».

 

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