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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (23 gennaio 2026)
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  • Il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Parolin

    Parolin: pace in Corea dopo tanti anni di tensioni e divisioni

    «Nella Penisola coreana, dopo tanti anni di tensioni e di divisione, possa infine risuonare compiutamente la parola pace». Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin nell’omelia della «messa per la pace» per la penisola coreana celebrata a San Pietro alla presenza del presidente sud-coreano Moon Jae-in, che verrà ricevuto domani da Papa e, come Seoul ha preannunciato, nel quadro del recente appeasement tra le due Coree porterà a Francesco un invito di Kim Jong-un a visitare la Corea del nord. 

    «Questa sera, desideriamo umilmente alzare lo sguardo a Dio, a Colui che regge la storia e le sorti dell’umanità, ed implorare, ancora una volta, per tutto il mondo il dono della pace. Lo facciamo pregando in particolare perché anche nella Penisola coreana, dopo tanti anni di tensioni e di divisione, possa infine risuonare compiutamente la parola pace», ha detto Parolin. «La saggezza della Scrittura – ha sottolineato il porporato veneto – ci fa comprendere che soltanto chi ha sperimentato il mistero imperscrutabile dell’apparente assenza di Dio di fronte alle sofferenze, alla sopraffazione e all’odio, può comprendere fino in fondo che cosa significhi sentire nuovamente risuonare la parola pace. Certamente, come persone di buona volontà, noi tutti sappiamo che la pace si costruisce con le scelte di ogni giorno, con un impegno serio a servizio della giustizia e della solidarietà, con la promozione dei diritti e della dignità della persona umana, e specialmente attraverso la cura dei più deboli. Ma, per colui che crede, la pace è prima di tutto un dono che viene dall’alto, da Dio stesso. Anzi è la manifestazione piena della presenza di Dio, di Colui che i profeti hanno annunciato come il Principe della pace».

    «Sappiamo bene, altresì – ha proseguito Parolin – che la pace che viene dal Dio non è un’idea astratta e lontana, ma un’esperienza vissuta concretamente nel cammino quotidiano della vita. Essa è, come ha richiamato più volte Papa Francesco, “una pace in mezzo alle tribolazioni”. Perciò, quando Gesù promette la pace ai discepoli, aggiunge anche: “Non come la dà il mondo, io la do a voi”». Parolin ha poi ricordato che Paolo VI, «che abbiamo avuto la gioia di vedere canonizzato domenica scorsa in una radiosa giornata di festa», «indicendo per la prima volta la “Giornata Mondiale della Pace”, il primo gennaio 1968, e riprendendo alcune espressioni già care a San Giovanni XXIII, così si rivolgeva ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà: “Occorre sempre parlare di pace! Occorre educare il mondo ad amare la pace, a costruirla, a difenderla; e contro le rinascenti premesse della guerra … occorre suscitare negli uomini del nostro tempo e delle generazioni venture il senso e l'amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull'amore”».

    «Cari fratelli e sorelle – ha concluso il segretario di Stato vaticano – chiediamo al Signore la grazia di fare della pace un’autentica missione nel mondo di oggi, avendo fiducia nella misteriosa potenza della croce di Cristo e della sua risurrezione. Con la grazia di Dio, la via del perdono diventa possibile, la scelta della fraternità tra i popoli un fatto concreto, la pace un orizzonte condiviso anche nella diversità dei soggetti che danno vita alla Comunità internazionale. “Allora – ha detto Parolin citando l’omelia pronunciata da Papa Francesco nella cattedrale di Myeong-dong di Seoul il 18 agosto 2014 – le nostre preghiere per la pace e la riconciliazione saliranno a Dio da cuori più puri e, per il suo dono di grazia, otterranno quel bene prezioso a cui tutti aspiriamo”».

    Il presidente sud-coreano ha espresso il proprio «profondo sentimento di gratitudine per il solido e fermo sostegno manifestato da Papa Francesco a favore della pace nella penisola coreana» ed ha auspicato che «i rapporti tra la Santa Sede e la Corea del Nord possano rivitalizzarsi», in un articolo pubblicato su L’Osservatore Romano alla vigilia del suo viaggio a Roma. Dopo l’appeasementtra Pyongyang e Seoul e il vertice del disgelo tra Kim Jong-un e Donald Trump, il presidente Moon - ha informato nei giorni scorsi il portavoce della presidenza sudcoreana - riferirà al Papa, che lo riceverà domani a mezzogiorno, che il leader nordcoreano Kim Jong-un, durante il terzo vertice Nord-Sud del settembre scorso, ha espresso il desiderio che il Pontefice visiti Pyongyang, dicendosi pronto «ad accoglierlo ardentemente».

    Una visita che, ha commentato il vescovo sudcoreano di Daejeon Lazzaro You Heung-sik, membro sinodale, nel corso del briefing quotidiano sull’assemblea in corso in Vaticano (3-28 ottobre), sarebbe «un passo gigantesco per una penisola coreana pacifica». Il Papa ha visitato la Corea del sud nell’agosto del 2014.

    Il cardinale Parolin affrontò la questione della pace tra le due Coree sin dall’inizio del suo ufficio. Celebrando una messa in occasione del 50esimo anniversario dello stabilimento di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Repubblica di Corea, il 19 dicembre 2013 al Pontificio Collegio Coreano, il segretario di Stato vaticano espresse l’auspicio «che si riaprano vie di dialogo, che non ci si stanchi di cercare punti d’incontro e soluzioni sempre possibili, che non cessino gli aiuti umanitari alle popolazioni colpite da forme di carestia e prevalga in tutti la buona volontà di riconoscersi per ciò che si è, vale a dire fratelli di un unico popolo».

    (Vatican Insider)

     

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