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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (24 gennaio 2026)
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  • COMMENTO

    Domenica 11 dicembre 2022: il commento ai Vangeli

    Calendario romano: Matteo 11,2-11

    La terza domenica di Avvento è caratterizzata da una visione particolare, quasi curiosa, nell'abito che il celebrante è chiamato ad indossare, che alleggerisce la tensione dell'attesa: il viola solenne e che ricorda un tempo di transizione, usato anche in Quaresima, viene sostituito dal rosaceo. I colori non sono casuali nella celebrazione, ma segnano i tempi liturgici: il verde per la costanza del tempo ordinario; il bianco per la gloria dell'incarnazione e della risurrezione; il rosso per la Passione, la Pentecoste e la festa dei martiri; il viola per i tempi di passaggio, Avvento e Quaresima. Il rosaceo della domenica detta Gaudete, ci esorta all'esultanza, perché il Signore è vicino, viene ogni volta che lo invochiamo, si è fatto così prossimo da farsi incontrare in ogni tempo. Don Willy Volonté testimonia commentando le letture, di aver visto il cambiamento sorprendente di chi ha incontrato il Signore: una gioia profonda e discreta è penetrata nel cuore, le malattie che rendevano sordi e ciechi, zoppi e muti, sono state risanate, quando si è accolto il Vangelo. La buona notizia, però, non è un discorso, né una promessa futura, ma un incontro, una persona che questa gioia può donare in modo totale ed appagante. L'abito del sacerdote non è un vezzo singolare, un attimo di distrazione per rompere il ritmo troppo incalzante dell'Avvento, ma il ricordo di un avvenimento, lo stesso che consolò il cuore di Giovanni Battista, già in carcere, che ebbe conferma della testimonianza di Gesù, portatore di gioia radicale. La liturgia odierna è traboccante di questa gioia, dall'antifona tratta dalla lettera di San Paolo ai Filippesi: «Rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto, rallegratevi. Il Signore è vicino». Prosegue nella prima colletta: Guarda, o Padre, il tuo popolo, che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza.

    Dante Balbo, dalla rubrica televisiva Il Respiro spirituale di Caritas Ticino in onda su TeleTicino e online su YouTube.

    Calendario ambrosiano: Gv 1,6-8.15-18

    Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, lo ha rivelato. Due mi sembrano i messaggi di queste poche righe. Anzitutto l’affermazione: Dio nessuno lo ha mai visto. La tradizione ebraica, radice della nostra fede, custodisce con rigore questa verità: Dio nessuno lo ha mai visto e in tal modo impedisce qualsiasi tentativo di metter le mani su di Lui quasi fosse oggetto di cui possiamo disporre. Nessuno può quindi pretendere di averlo in pugno e servirsene per i propri interessi. Nemmeno le religioni, nemmeno le Chiese. Possiamo servire a Lui, non servircene. Eppure, continua l’Evangelo odierno, questo Dio che nessun occhio umano ha mai potuto vedere si è manifestato.Il Figlio lo ha rivelato. Così recita la nostra traduzione che interpreta liberamente il verbo usato dall’evangelista Giovanni e che dovremmo, alla lettera, tradurre: il Figlio lo ha tratto fuori. L’evangelista usa un verbo tecnico: fare l’esegesi. È questa la scienza che cava fuori da un testo il suo significato profondo. Gesù, il Figlio, è l’esegesi di Dio il Padre. La formula può sembrare bizzarra eppure è altamente significativa. Come l’esegeta, lo studioso del testo, cava fuori dallo studio attento del testo e di ogni parola, il suo profondo e recondito significato, così Gesù attraverso la sua vita e le sue parole trae fuori dall’ombra il volto invisibile di Dio e ce lo fa conoscere. L’antica traduzione latina dice: il Figlio ci ha narrato l’invisibile Dio. Gesù narrazione del Padre. Al discepolo Filippo che una volta gli domanderà di poter vedere, conoscere il Padre, Gesù risponderà che per conoscere il Padre basta guardare il suo volto, il volto di Gesù di Nazareth. Ma Filippo e gli altri hanno davanti agli occhi solo un volto d’uomo. Di questo volto non conosciamo i tratti, purtroppo. Gli Evangelisti hanno solo più volte notato il suo sguardo, ma i tratti del suo volto dovevano essere quelli di uno dei tanti uomini di quella terra e di quel tempo. Eppure grazie a quel volto l’invisibile Dio è tratto fuori dall’ombra, è raccontato e quindi a noi rivelato.

    Don Giuseppe Grampa

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