Don Gianluca Villa è il parroco di Stresa. Come tutta l'Italia, piange le vittime dell'incidente della funivia sul Lago Maggiore. La tragedia si è consumata in una soleggiata domenica di Pentecoste che si è trasformata in un oscuro Venerdì santo.
di Raphael Rauch, kath.ch (traduzione e adattamento di Katia Guerra)
Don Gianluca, come sta?
Domenica abbiamo celebrato la Pentecoste in una bellissima giornata di sole. Improvvisamente, questa terribile notizia ha eclissato il sole. Sembrava il Venerdì Santo; con la morte di Gesù vennero le tenebre.
Dov'era Dio quando il cavo della funivia si è rotto e 14 persone su 15 hanno trovato la morte?
Quando si verifica un terremoto che fa crollare le case e rimangono intrappolate delle persone, non ci pensiamo, ma anche il tabernacolo e l'Eucaristia vengono schiacciati. Dio soffre con noi. Il Dio cristiano è un Dio debole, nel senso che non può superare la libertà e la responsabilità umana. Dio piange e soffre con noi e purtroppo a Stresa abbiamo esperienza di queste catastrofi.
Come mai?
Una settantina di anni fa crollò un pontile provocando sedici vittime. I corpi furono portati in chiesa. Fu una grande tragedia che occupa ancora la mente della gente.
Cosa si sente di fare ora come pastore?
Le autorità mi hanno offerto l'opportunità di salire sul luogo dell'incidente, ma non me la sono sentita per paura di intralciare il lavoro dei soccorritori. Fra le vittime non ci sono solo cristiani, ma anche degli ebrei israeliani attratti a Stresa dalle bellezza che la natura offre. Qui arrivano turisti da tutto il mondo e io sento che il mio ruolo è quello di rimanere in chiesa.
Cosa risponde a chi, dopo l'incidente di domenica, dice: "Dio non può esistere!"?
Dico loro che posso capire il dolore: sentiamo il grido perché la morte è un'ingiustizia e perché vogliamo vivere per sempre. Gesù dice che il suo piano non è la morte, ma è venuto a dare la vita. Questo è il suo desiderio. Attraverso queste tragedie ci rendiamo conto della fragilità della vita. Diamo per scontato che usciremo di casa la mattina e torneremo a casa la sera. Così facendo, ci dimentichiamo di guardare al cielo e di rispettare Dio. Non dobbiamo sprecare la vita.
Anche dei bambini sono rimasti uccisi nell'incidente. Nella vostra chiesa venerate San Vitaliano, che si dice sia stato ucciso all'età di dieci mesi e 20 giorni...
San Vitaliano fu rapito e ucciso da sacerdoti pagani nel 380 d.C. Nel 1850, Papa Gregorio XVI fece aprire le catacombe dove furono trovati i resti di San Vitaliano. È il santo patrono dei bambini di Stresa - un simbolo della vita innocente schiacciata dalla cattiveria degli uomini.