di Laura Quadri
Dal prossimo 1. settembre la Facoltà di Teologia di Lugano avrà una nuova rettrice. A guidarla sarà la professoressa Gabriela Eisenring, docente stabile di Diritto canonico matrimoniale e della famiglia e, dal 2023, decana degli studi nella stessa Facoltà. La sua nomina segna una tappa significativa nella storia dell’istituzione fondata nel 1993 da mons. Corecco, vescovo di Lugano: Eisenring sarà infatti la prima donna a ricoprire la carica di rettrice della Facoltà, succedendo al professor René Roux, che l’ha guidata per
dodici anni.
Giurista di formazione, con studi tra Zurigo, Roma e Salisburgo, Gabriela Eisenring insegna
alla Facoltà di Teologia di Lugano dal 2012. La sua attività scientifica spazia dal diritto canonico matrimoniale e della famiglia al diritto naturale e al rapporto fra ordinamento canonico e sistemi giuridici contemporanei.
La nomina arriva inoltre in una fase importante per la Facoltà, affiliata dal 2021 all’Università della Svizzera italiana e oggi impegnata sul fronte della formazione, della ricerca e del dialogo con il territorio. Con la nuova rettrice abbiamo parlato delle priorità del suo mandato, del futuro della FTL e delle sfide che attendono oggi un’istituzione universitaria chiamata a
coniugare identità teologica, rigore scientifico e apertura alla società contemporanea.
Gabriela Eisenring, come ha accolto la sua nomina?
Ho accolto la nomina a Rettrice come segno di fiducia. Prima dal Consiglio di Facoltà - nel quale siedono i professori stabili e i rappresentanti delle diverse componenti della comunità accademica - che ha espresso il proprio sostegno, e poi dal Gran Cancelliere della Facoltà, l’Amministratore Apostolico mons. Alain de Raemy, che ha confermato la scelta. Una fiducia che mi è stata data e che vorrei ricambiare con spirito di gratitudine e di servizio per il bene della nostra Facoltà, cosciente della responsabilità. Mi affido a Dio e ai patroni della Facoltà, San Tommaso d’Aquino e Santa Teresa di Lisieux, per questo incarico.
Che cosa significa per Lei essere la prima donna a ricoprire questo incarico?
Sono sinceramente contenta, non posso nasconderlo, e vedo questa novità nella storia della Facoltà, una donna a Rettrice, come segno di speranza ma anche di responsabilità nella continuità. Le donne possono rivestire ruoli importanti nelle strutture ecclesiastiche, perché portatrice di caratteristiche essenziali, come attenzione e sensibilità ad esempio. Le donne nella storia della Chiesa hanno scritto e scrivono importanti pagine, e sono contenta che la Facoltà di Teologia si inserisca in questa corrente. Tuttavia, non vorrei che la mia nomina o altre nomine di donne siano solo legate ad un fattore di rappresentanza: la preparazione e il curriculum personali devono essere adeguati al ruolo che si presta a ricoprire. Chiedendo aiuto dall’Alto e mettendosi come nel mio caso a disposizione per fare del proprio meglio, con la collaborazione di tutti per il bene dell’istituzione, in continuità con quanto svolto dai predecessori.
Cosa ha imparato dai suoi anni di insegnamento tra Zurigo, Roma e Lugano?
Durante il mio percorso accademico ho sempre dedicato tempo all’ascolto di chi mi circondava: da professoressa ho dedicato e dedico tempo agli studenti che mi riportano richieste di chiarimento nella didattica o le loro esperienze pastorali sul “campo”, entrando in contatto con la realtà contemporanea; da Decana degli studi in Facoltà ho dedicato tempo anche ai professori e al corpo amministrativo, prendendo nota di aspetti positivi e negativi da migliorare.
Nelle riunioni tengo a mostrare anzitutto ai collaboratori gli aspetti che funzionano, ripatendo da questi per migliorare sempre di più. Abbiamo bisogno tutti di partire con il piede giusto.
In altre università ho lavorato anche nella governance soprattutto per l’organizzazione didattica dei percorsi di studio, confrontandomi con persone di diversa sensibilità e provenienza.
C’è una figura che ha particolarmente influenzato il suo percorso?
Durante gli anni da studentessa, anche a Roma, e poi da professoressa, San Giovanni Paolo II mi ha accompagnato costantemente. La sua fermezza e la sua energia mi davano sostegno a livello spirituale. Sul piano teologico ed intellettuale, per la sua chiarezza e linearità teologica ho poi avuto come punto di riferimento Papa Benedetto XVI.
Secondo lei quali sono le questioni più urgenti per la Facoltà di Teologia nel prossimo futuro?
Il mio desiderio è continuare nella linea sviluppata in questi anni dai miei predecessori, soprattutto dal Prof. René Roux che ha dato un’importante svolta alla Facoltà di Teologia firmando l’Accordo di Affiliazione con l’USI. Per cui le questioni più urgenti si collocano all’interno dei piani strategici anche condivisi con l’università: implementare l’offerta formativa per aumentare il bacino di utenza; incrementare la ricerca in prospettiva anche interdisciplinare; l’aumento della presenza sul territorio mediante moduli e corsi di formazione continua. Per questi punti, la FTL può contare anche e soprattutto su valide Unità Accademiche (Istituti, Cattedre e Centri di Studio) che promuovo ricerca e formazione in diversi ambiti come la filosofia, le scienze religiose, l’archeologia biblica, il diritto, la mariologia, la storia della teologia.
Secondo lei perché è importante l’insegnamento della teologia in una società secolarizzata?
La teologia non è utile e necessaria solo ad una categoria della società. È infatti parte della nostra tradizione e cultura e studiarla ci permette di capire il presente; è inoltre una disciplina che si apre al dialogo con molte altre, ad esempio con la storia, il diritto, la filosofia, le scienze umane, l’archeologia, l’architettura, la medicina, le altre religioni. Ha potenzialità e versatilità che possono aiutare la società contemporanea e può diventare valido punto di incontro e riferimento.
Per questo vorrei una facoltà, come hanno già proposto i miei predecessori, aperta ad offrire le proprie risorse alla società, senza snaturare la sua identità, anche per sviluppare il cosiddetto “terzo mandato”, definito nel servizio al territorio.
Nel concreto, abbiamo proposto due CAS (Certificate of Advanced Studies): uno per le persone impegnate nell’insegnamento religioso nelle scuole, e l’altro per gli operatori impegnati nelle strutture di cura. Prossimi percorsi di formazione continua sono in programma, a seconda dell’esigenza della società che ci circonda.
La Facoltà di Teologia di Lugano è una realtà particolare: è una Facoltà ecclesiatica ma è affiliata all’USI. Come vorrebbe valorizzare questa doppia appartenenza?
In Svizzera, le facoltà di teologia sono ben integrate nel contesto cantonale. Propongono i propri percorsi di studio, aperti anche ai laici, mantenendo la propria identità cattolica ossia il rapporto con la Santa Sede.
Si tratta di istituzioni ecclesiastiche che si inseriscono in un contesto universitario cantonale riconosciuto.
La Facoltà di Teologia infatti è accreditata sia dagli organi competenti svizzeri (ancora prima dell’affiliazione con l’USI) sia dall’agenzia della Santa Sede. E questa sua particolarità può contribuire allo sviluppo del contesto universitario luganese secondo le proprie risorse: le discipline che offre sono aperte agli studenti di tutta l’USI (pensiamo ai corsi di lingue antiche) e viceversa, i professori FTL sono già parte di commissioni congiunte, i servizi collaborano insieme in diversi ambiti, la formazione continua può essere organizzata attingendo al bacino di docenti e ricercatori delle varie facoltà.
L’affiliazione dei due enti, USI e FTL, è anzitutto un’opportunità. E la diversità in ambito universitario è ricchezza, non ostacolo. Vorrei che tale aspetto sia implementato per il bene del nostro territorio.
Che contributo le piacerebbe dare, personalmente, alla vita della Facoltà di Teologia di Lugano, più in generale?
Portare la mia esperienza nel quotidiano della vita di Facoltà, con le persone che mi circondano e collaboreranno strettamente con me. Partire dal positivo che c’è, che è stato costruito negli anni per rendere questo nuovo mandato fecondo. Credere nelle persone e collocarle al meglio negli incarichi amministrativi, didattici e di ricerca a seconda del proprio talento.
Creare un clima di fiducia e supporto reciproco in trasparenza e onestà.
Che spazio vorrebbe dare ai laici, alle donne e agli studenti provenienti da culture diverse alla Facoltà?
Mi piacerebbe una comunità accademica aperta e variegata, per questo si intenderà incrementare la promozione della facoltà ai livelli sia locale sia internazionale. L’accoglienza di persone con status e provenienza diversi nelle varie categorie, a seconda dell’esigenza dell’istituzione, potrebbe portare a discussioni e soluzioni congeniali. Vedremo nel tempo.
Vuole rivolgere un messaggio agli studenti all’inizio del nuovo anno accademico?
Volentieri. Auguro a tutte le studentesse e a tutti gli studenti un buon inizio: che la vita di facoltà possa arricchire la vostra esperienza personale e che gli studi a cui vi dedicherete contribuiscano alla vostra crescita formativa per affrontare al meglio il futuro atteso. Carissimi, buono studio: insieme alle mie colleghe e colleghi ci impegneremo anche quest’anno a garantirvi un insegnamento e una ricerca di qualità!