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Gran Consiglio ticinese, Daria Lepori: "Affrontare le sfide sociali? Ce lo chiede il Vangelo"

di Laura Quadri

L’eredità di padre Callisto Calderari, la stima della mamma per don Lorenzo Milani, il legame tra lo zio, già Consigliere di Stato, Alberto Lepori e padre Ernesto Balducci: immagini di un cattolicesimo novecentesco progressista, promotore ante tempo di una «Chiesa in uscita» di stile bergogliano. 

Tale è la costellazione delle figure di riferimento che hanno accompagnato Daria Lepori, Prima cittadina del Cantone quale Presidente del Gran Consiglio ticinese, nella sua formazione giovanile e che, ancora oggi, la ispirano da vicino nel proprio operato. 

Attiva per quasi due decenni nell’ufficio di Azione Quaresimale della Svizzera italiana, incarico lasciato nel 2025, impara da questo impegno, quale ulteriore accrescimento, «il contatto con il territorio, le parrocchie, i parroci, diventati per me, nel tempo, validi compagni di viaggio in questo percorso di crescita umana».

Dalle precedenti esperienze – designer industriale, gerente di una capanna alpina, quindi segretaria delle ACLI – apprende invece, ci rivela, «la preziosità del lavoro di squadra, in cui sia al centro il contatto umano e la relazione». 

Il suo percorso inizia nella Zurigo degli anni Ottanta, città dove Lepori trova la possibilità di dare sviluppo a una vena creativa che sente sua da tempo, seguendo i propri interessi: «Nella città sulla Limmat studio per diventare designer industriale e mi specializzo su un tema molto delicato: l’allestimento di locali per il parto in ospedali, con tra l'altro la creazione di un lettino innovativo che permetta un parto il più naturale possibile. Lavoro in seguito grazie a una borsa di studio ricevuta da una fondazione all’obiettivo di redigere un compendio per gli architetti e i pianificatori degli ospedali. 
Dopodiché inizio l’attività da indipendente, che porterò avanti fino alla fine degli anni Novanta», ci racconta con entusiasmo e gratitudine per il percorso compiuto.

In padre Callisto un ispiratore

Negli anni Duemila è invece alle prese con la fondazione dell’associazione, assieme a Lavinia Sommaruga, di «Agenda 21 locale Capriasca», un’iniziativa nata per promuovere lo sviluppo sostenibile a livello di quartiere e comunità. Una militanza politica, ci spiega, che nasceva da lontano, «non solo dai precedenti in famiglia, ma anche dalle prime attività, in gioventù, in occasione delle marce antinucleari» e che si intreccia con l'esperienza fondante di volontariato nelle colonie integrate di «Comunità familiare», l’associazione fondata nel 1971 proprio da padre Calderari e dove la mamma era segretaria.

«Padre Callisto ha saputo creare – ricorda Lepori – un impegno che andava al di là dei confini parrocchiali. Io stessa ho imparato molto e molto di quello che applico anche oggi in politica deriva da lì, dal suo approccio dialogico e di ascolto. Aveva messo in piedi anche una vera e propria Scuola della parola, con un suo metodo di confronto con il testo biblico: per me un grandissimo arricchimento e un’esperienza fondamentale». A Zurigo Lepori è volontaria per un certo periodo in una struttura del pastore protestante Ernst Sieber, figura di attivista sociale svizzero, sempre in prima fila per i diritti dei più deboli. Da allora, ci racconta «i valori cristiani sono rimasti la lente attraverso la quale osservo la realtà, valori che sento molto forti, anche se tendo a non volerli esplicitare con enfasi, ma cercando di testimoniare con il mio stesso agire. Il cristianesimo ha oltre 2’000 anni di storia: radici profonde, che sento mi danno stabilità anche nella mia azione politica». 

Azione che, negli anni, si è esplicitata con alcune battaglie importanti: «Ho seguito con particolare attenzione alcuni temi legati alle persone che, nella società, spesso si trovano privi di protezione. Ad esempio portare anche in Ticino, dopo Ginevra, la possibilità di riconoscere i sans papier come casi di rigore, così che potessero ricevere un primo permesso di soggiorno. Una battaglia che ho perso ma sono contenta di aver portato avanti. Altro dossier, anch’esso poi respinto, è stato quello delle quote rosa, la possibilità per più donne di farsi votare. Invece è stato approvato dal Parlamento un rapporto presentato con il collega Luca Dadò a favore di una legge cantonale sulla violenza domestica. A breve il Consiglio di Stato ci presenterà un progetto di legge. Altro rapporto di cui mi sono occupata  ha riguardato il problema della tratta degli esseri umani, dove a mio modo di vedere si sta facendo, in Ticino, ancora troppo poco per la protezione delle vittime».

Presidente della «FOSIT» 

Nella carriera di Daria Lepori politica e impegno sociale, ispirato anche dal Vangelo, sono strettamente intrecciati. Ultimo esito di questo connubio il suo impegno per la «FOSIT», Federazione delle ONG della Svizzera italiana, di cui proprio recentemente, come ulteriore incarico, è diventata Presidente: «La FOSIT, che raggruppa oggi 56 ONG attive in tutto il mondo, sta bene, ma non si può dire lo stesso delle realtà in cui si trova ad operare. Da una parte per il taglio stesso della Confederazione ai fondi, nonché, oltreoceano, per i tagli ai finanziamenti pubblici promossi da Trump; ma dall’altra, sentiamo ancora gli effetti del Covid, soprattutto nei Paesi a Sud del mondo e della guerra in Ucraina, il “granaio” del Nord Africa, lì dove questi Paesi andavano a rifornirsi di cereali e riso. Lavorare anche per le ONG in queste condizioni è difficilissimo ma ciononostante vanno avanti, con tanti nuovi progetti ogni anno, sostenute da un fattore tra i più positivi: la generosità della popolazione svizzera». 

Le sfide del presente

Tra le sfide future delle ONG, sottolinea, «anche quella di trovare il modo di far fronte al grosso impatto dell’IA, che porterà sicuramente alla perdita di posti di lavoro. Nell’ottica degli ultimi miei 20 anni, dedicati con Azione Quaresimale alle problematiche a Sud del mondo, posso dire che il più grande rischio sia quello di ingenerare una nuova forma di colonialismo, un pericolo reale: la popolazione del Sud continuerà a darci le risorse e le materie prime per far funzionare le nostre IA, ma ne potrà anche approfittare? Questa è la vera domanda. Ed è forse venuto il momento di metterci davvero tutti sullo stesso piano, in modo inclusivo e partecipativo, facendo in modo che una simile innovazione porti profitto e vantaggi davvero per tutti», conclude Lepori, che con lungimiranza sottolinea: «Anche un impegno sociale di questo genere è Vangelo».

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