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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (14 febbraio 2026)
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  • I progetti della Fondazione «Tamagni»

    di Laura Quadri

    Sono 13 anni che la fondazione dedicata alla memoria di Damiano Tamagni, giovane ticinese ucciso nel 2008, vittima di un episodio di brutale violenza avvenuto durante il carnevale di Locarno, è presente e lavora sul territorio. Una presenza preziosa e spesso indispensabile, che ha permesso a decine di progetti dedicati ai giovani e promossi con altri enti, di concretizzarsi. Ne parliamo con i responsabili della fondazione, Maurizio Tamagni, papà di Damiano, presidente della fondazione e don Samuele Tamagni, lo zio, vicepresidente, ma anche con Roberto Ghiazza che mediante l’associazione «Prometheus» collabora con loro. Maurizio Tamagni ci spiega: «Interveniamo soprattutto dove mancano fondi consistenti. A volte, sono anche singoli giovani a rivolgersi a noi, che hanno in mano un piccolo progetto: un concerto da realizzare nel segno della pace e della solidarietà, un concorso da promuovere contro la violenza, o altro».

    Ogni carnevale un concorso con a tema «il rispetto»

    La stessa Fondazione Tamagni, ogni anno, in occasione del carnevale, organizza un concorso: «Chiediamo che gli allievi delle scuole medie del Cantone mettano a disposizione, con il loro insegnante di arte visiva, un po’ del loro tempo per realizzare un cartellone che promuova l’idea del rispetto». Parlare, pensare, ragionare del concetto di rispetto, proprio in quello stesso periodo di carnevale, che, oltre un decennio fa, si è portato via Damiano: «Vogliamo che gli allievi non si limitino a creare qualcosa, ma che dietro vi sia l’impegno concreto a portare avanti, con il docente, una riflessione su quanto è importante il rispetto come valore per la società». Tra qualche settimana ci sarà la premiazione dell’edizione 2021 del concorso. Con o senza carnevale: la fondazione ha infatti deciso di promuovere il concorso anche quest’anno, nonostante la pandemia impedisca di festeggiare pubblicamente. «Mettere al centro delle nostre riflessioni la violenza e ciò che la scatena, è un’urgenza. Per questo, siamo anche sempre a disposizione di chiunque abbia subito un atto di prevaricazione fisica. Ascoltiamo la vittima e i suoi famigliari, suggerendo eventuali azioni da intraprendere. Dal 2008 le richieste di contatto, purtroppo, si sono susseguite ininterrotte. Nell’ultimo periodo, mi sembra anche di assistere a un incremento della violenza di gruppo: danni perpetrati nei confronti di una sola persona, da un gruppo di giovani». Un aspetto che preoccupa Maurizio Tamagni. «Anche per questo ci stiamo professionalizzando: con una serie di esperti, in particolare psicologi e avvocati, contiamo nei prossimi mesi di poter inaugurare un centro di primo ascolto».

    Le sfide della pandemia

    Accanto a Maurizio, alla vicepresidenza della Fondazione troviamo don Samuele Tamagni, lo zio di Damiano: «Nella mia esperienza vedo giovani disorientati: disorientati al momento di scegliere la professione o davanti a una scelta di studio, ma anche lasciati soli nell’evidente situazione di blocco generale delle attività, che ci impone la pandemia. Questo ha moltiplicato i momenti vuoti, di noia: ma se crei la “noia”, devi anche mettere a disposizione le risorse per rispondervi. È questa la sfida dei giorni che stiamo attraversando». Oltre a collaborare attivamente con il Cantone, ad oggi la Fondazione Tamagni sostiene iniziative che sono diventate una pietra miliare dell’educazione giovanile in Ticino. «Midnight sport», ad esempio: l’apertura, il sabato sera, delle palestre pubbliche ticinesi, per permettere ai giovani di trascorrere in modo sano e conviviale la serata. A Lugano, invece, per molto tempo la fondazione ha sostenuto «The Van»: l’idea, del comune luganese, di fare in modo che i giovani potessero essere raggiunti da un gruppo di operatori sociali che si spostano su un furgoncino, proprio lì, nel luogo in cui a volte si sentono più sperduti: la strada.

    L’associazione «Prometheus»

    L’ultima iniziativa sostenuta dalla fondazione è invece «Prometheus», associazione che analogamente a quanto già accade altrove, ha deciso di portare avanti un discorso di «prossimità» con i giovani. Il loro camper, ammobiliato di tutto punto per essere un vero e proprio salottino a quattro ruote in cui accogliere i ragazzi, soprannominato emblematicamente «Turbolento», è diventato un po’ un simbolo per tutto il Malcantone ovest. A parlarci dell’idea è Roberto Ghiazza, coordinatore dell’associazione: «Alcuni comuni mettono già in campo figure professionali come gli operatori di prossimità, per monitorare il benessere dei giovani sul territorio. La nostra associazione nasce nel 2018 e vuole essere per i giovani e con i giovani. Avere degli educatori formati sul territorio per ascoltarli è fondamentale. A questo aggiungiamo un ambiente accogliente, che li faccia sentire protetti e liberi di parlare». Nel primo anno di attività, l’associazione stima di essere riuscita a entrare in contatto con almeno un centinaio di ragazzi, dai 14 ai 20 anni: «Oggi il vero problema sono i cosiddetti poli-consumi: l’abuso di alcool, sostanze stupefacenti e antidepressivi, che causano anche le reazioni incontrollate di violenza». Anche con il lockdown, l’associazione ha ricevuto l’autorizzazione a non fermarsi e da qualche settimana si riunisce negli spazi dell’ex asilo di Magliaso: «Intercettato il problema, indirizziamo i giovani verso servizi più specifici già esistenti sul nostro territorio. Siamo sempre più dell’idea che non bisogna aspettare che sia il giovane a chiedere aiuto. Bisogna essergli accanto ancora prima che ci contatti», conclude Ghiazza.

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