Il 19 giugno 2021 papa Francesco ha autorizzato la proclamazione delle «virtù eroiche» di Robert Schuman (1886-1963), ministro degli esteri francese dal 1948 al 1952. Per il suo carattere modesto e riservato Schuman fu chiamato il «monaco del Quai d’Orsay». A 25 anni sentì la vocazione sacerdotale che a partire dall’inizio del suo impegno politico, nel 1919 tradusse in un esemplare «apostolato laico» concretizzato in tutta la sua carriera politica: prima come difensore della libertà religiosa dell’Alsazia-Lorena contro la laicité nell’Assemblea nazionale francese, e dopo la guerra come primo ministro – il primo nella storia francese a nominare una donna ministro – e finalmente ministro degli esteri, per diventare nel 1958 il primo presidente dell’Assemblea parlamentare europea. Sua fu la dichiarazione del 9 maggio 1950, base della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), grazie alla quale l’Europa si è costituita nelle sue principali istituzioni come le conosciamo oggi: fu quindi l’inizio di quel progetto politico senza paragoni che nel 2012 ricevette il premio Nobel per la pace. Nell’imprenditore e diplomatico francese Jean Monnet egli trovò lo specialista per l’elaborazione del piano, e nel tedesco Konrad Adenauer e nell’italiano Alcide De Gasperi dei leader pronti a impegnarsi con lui per un’Europa del diritto, della pace e della solidarietà.
Suscitando la sorpresa dei nazisti, quando nel 1940 fu imprigionato, Schuman desiderò leggere la Storia dei Papi capolavoro del Pastor in 16 volumi. Specialmente nelle encicliche sociali di Leone XIII e Pio XI trovò conferma e concretizzazione di quei principi dello spirito europeo che aveva interiorizzato già in anni giovanili, studiando la Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino.
La dignità inviolabile della persona come immagine di Dio, la solidarietà universale che supera l’inimicizia e la sussidiarietà a sostegno di una libertà responsabile: tre principi utili dopo la guerra per tendere amichevolmente alla Germania la mano, superando definitivamente lo schema amico-nemico tra gli Stati-nazione europei.
La cultura lorenese, trasmessagli dal padre, da sempre gli parlava dell’universale spirito cristiano europeo, per definizione sovranazionale, che si conservò particolarmente in quelle regioni di confine alle quali appartenevano anche Adenauer e De Gasperi. Fu senz’altro decisivo il fatto che tutti e tre parlassero la stessa lingua: non solo il tedesco ma soprattutto quella dei princìpi etici e politici che caratterizzavano le loro convinzioni. Come Adenauer, Schuman partecipò durante gli anni universitari ad un’associazione studentesca cattolica animata dallo spirito della Rerum novarum (1891), e come De Gasperi, egli trovò un sostegno vescovile per la conciliazione tra fede e politica, in monsignor Willibrord Benzler di Metz.
Onestà e competenza, riservatezza e umiltà, ma soprattutto grande umanità erano caratteristiche note e apprezzate di Schuman, per cui non c’era dubbio per Monnet che solo il politico alsaziano fosse in grado di far accettare da governo, popolo e parlamento francesi, il progetto della Comunità Europea del Carbone e dell' Acciaio (CECA) che respira profondamente quei principi della cultura europea, tragicamente negati da nazionalismi e totalitarismi.
Ma soprattutto ci volle la qualità di un realismo politico che non si perse in idealismi utopici: «L’Europa non potrà farsi in una sola volta […]; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creeranno anzitutto una solidarietà di fatto». Attraverso la graduale realizzazione della solidarietà sovranazionale si lasciano ripensare e realizzare «i fondamenti cristiani dell’Europa» i quali per Schuman erano la garanzia che il «salto nell’ignoto», che senz’altro la CECA era, si rilevasse un progetto di pace duratura. Oggi Schuman è venerabile: per una fede personale sincera, impregnata di etica sociale e vissuta nella politica come apostolato, dentro mediazioni che hanno fatto la storia.
Markus Krienke, professore di etica sociale alla Facoltà di teologia di Lugano