La Facoltà di teologia dell’Università di Friburgo ha raddoppiato il numero di studenti che hanno iniziato gli studi nel 2026, afferma la sua decana Veronika Hoffmann. Nonostante il persistente interesse per questi studi, la situazione finanziaria resta preoccupante.
«Questo successo è dovuto, in particolare, alla nostra nuova offerta di corsi online», afferma Veronika Hoffmann in un’intervista a La Liberté (24 ottobre 2026). Si tratta di un’opzione che soddisfa le esigenze di numerosi studenti della Facoltà, i quali non possono essere presenti cinque giorni alla settimana, sottolinea la docente tedesca, alla guida dell’istituto universitario bilingue dall’estate del 2025.
Attualmente la Facoltà conta circa 400 studenti, con una quota significativa di dottorandi. Tra gli studenti francofoni figurano, in particolare, dottorandi provenienti dall’Africa, alla ricerca di una formazione di qualità riconosciuta a livello internazionale. Il pubblico è eterogeneo: nell’area francofona gli studenti sono spesso più giovani e seguono il percorso di studi tradizionale. Nell’area germanofona, invece, si trovano più frequentemente persone di età maggiore, che studiano a tempo parziale.
Misure per far fronte ai tagli dell’Uni di Friburgo
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Facoltà mantiene rapporti costanti con la società, ricorda Veronika Hoffmann, e gli eventi che organizza riscuotono spesso un grande successo. Una recente conferenza sul tema della fede e della disabilità ha attirato più di cento persone, molte delle quali prive di competenze specifiche sull’argomento. Nel giugno 2026, un’altra conferenza in lingua tedesca, dedicata al tema di Dio e degli idoli, ha registrato il tutto esaurito, con una partecipazione significativa di giovani.
La decana ammette tuttavia che la situazione finanziaria è difficile, poiché l’Università di Friburgo è stata costretta a effettuare tagli drastici. «Essendo la facoltà più piccola, siamo stati particolarmente colpiti». Sono state però individuate misure sostenibili, che non indeboliscono l’offerta formativa. Per esempio, sono state soppresse le promozioni dei professori previste per i prossimi anni ed è stato ridotto il numero dei docenti incaricati, con l’obiettivo di salvaguardare il più possibile le nuove generazioni di ricercatori.
La teologia avrà sempre il suo posto
Veronika Hoffmann si dice meno preoccupata per l’evoluzione strutturale della Chiesa che per il crescente scetticismo nei confronti della scienza e delle università in generale. «Se lo Stato e l’opinione pubblica smettessero di sostenere la formazione, che rappresenta davvero la “materia prima” della Svizzera, rischieremmo di provocare danni a lungo termine».
Guardando ai prossimi dieci anni, la professoressa auspica idealmente un aumento del numero degli studenti, «continuando al tempo stesso a diversificare i nostri metodi di insegnamento». Si osserva, in particolare, una domanda crescente di percorsi formativi destinati ai laici.
La decana si dichiara «convinta che ci sarà sempre un posto per la teologia». Essa infatti «è un modo eccellente per orientarsi nella vita e nel mondo».
fonte: cath.ch/La Liberté/arch/rz/trad. e adattamento catt.ch