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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • L'arcivescovo Pizzaballa

    Pizzaballa: in Medio Oriente anni di guerre settarie, è tempo di perdono

    VATICAN NEWS / Red

    Il perdono è un imperativo: testimone della drammatica situazione che sta vivendo la Terra Santa, l’arcivescovo francescano Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, ha portato il grido di dolore dei popoli che abitano la regione all’incontro online svoltosi lo scorso 19 maggio nel trentennale della pubblicazione del documento congiunto del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (Pcdi) e della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Cep) Dialogo e Annuncio.

    In proposito il presule ha fatto notare come i termini che rimandano a missione e proselitismo siano poco amati nell’area in cui hanno avuto origine ebraismo, cristianesimo e islam, perché evocativi di un passato di crociate e conversioni forzate in un contesto in cui la fede non è solo esperienza religiosa personale, ma anche definizione di identità personale e sociale. «Oggi è il momento per i leader religiosi — ha aggiunto riferendosi all’attualità — di impegnarsi per la giustizia e la pace, profondamente feriti in Medio Oriente da anni di guerre settarie e vergognose tragedie. Il dialogo interreligioso che non considera la responsabilità reciproca, concreta ed effettiva nei confronti della società è destinato a rimanere lettera morta, riducendosi a incontri autoreferenziali, del tutto superflui», ha ammonito.

    Monsignor Pizzaballa era intervenuto sulla situazione in Terra Santa anche lo scorso 18 maggio, con una nota inviata all'agenzia Sir. «Gerusalemme è il cuore del problema», ha affermato il patriarca, «e questa volta è stata la scintilla che ha incendiato il Paese. Questa crisi indica che questa metodologia non funziona e che nessuna soluzione su Gerusalemme potrà essere imposta. La soluzione potrà solo essere frutto del dialogo tra israeliani e palestinesi, che dovranno entrambi fare propria la vocazione aperta, multireligiosa e multiculturale della città».

    Sempre nella nota inviata all'agenzia Sir, monsignor Pizzaballa offriva anche degli spunti per la possibile ricostruzione di relazioni ormai lacerate. Secondo il patriarca: «Non potremo ritenerci soddisfatti di incontri interreligiosi di pace, pensando di avere risolto così il problema della convivenza. Ma dovremo davvero impegnarci perché nelle nostre scuole, nelle nostre istituzioni, nei media, nella politica, nei luoghi di culto risuonino il nome di Dio, di fratello e di compagno di vita. Dovremo imparare ad essere più attenti al linguaggio che usiamo e prendere coscienza che la ricostruzione di un modello serio di relazioni tra noi richiederà tempi lunghi, pazienza e coraggio. Avremo bisogno di una nuova alleanza, tra persone di buona volontà che, indipendentemente da fede, identità e visione politica, senta l’altro come parte di sé e desideri impegnarsi a vivere con questa coscienza».

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