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Russia e Ucraina, sul filo della guerra anche le relazioni nel mondo ortodosso

Mentre domenica 20 febbraio 2022, Papa Francesco ha lanciato un appello alla pace, con evidente riferimento alla crisi ucraina dicendo: “Com’è triste, quando persone e popoli fieri di essere cristiani vedono gli altri come nemici e pensano a farsi la guerra!”, Putin nel suo discorso di ieri - certamente con toni retorici tipici di un discorso politico - ha dichiarato di avere le prove che "Kiev sta continuando a preparare un giro di vite sulla Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca". Per capire di cosa si tratta e cosa c'entrano le Chiese, in particolare quella ortodossa di Mosca e quella ortodossa ucraina di Kiev riconosciuta da Costantinopoli, con due patriarchi ben diversi, dato che la seconda si schiera dalla parte del patriarcato ortodosso di Costantinopoli, storico antagonista per la "supremazia" nel mondo ortodosso del numero e influente patriarcato di Mosca, conviene ritornare - come taluni hanno fatto in queste ore - al 2014.

Nel 2014 l'annessione della Crimea alla Russia

Nel 2014 l’invasione e l’annessione da parte della Russia della Crimea ha avuto come conseguenza nel 2018, il cosiddetto “Concilio di riconciliazione”. La Chiesa ortodossa dell’Ucraina (parte di essa), è stata riconosciuta dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che ha concesso alla nuova entità religiosa i diritti connessi all’autocefalia, cioè il principio di autodeterminazione e di vera e propria indipendenza.

Una simile decisione presa dal Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, successore sulla cattedra dell’apostolo Andrea, fratello di San Pietro, è stata fortemente contestata dalla Chiesa ortodossa russa, che di colpo si è vista privata di un notevole numero di fedeli. Il Patriarca di Mosca Kirill ha denunciato lo sconfinamento di quello di Costantinopoli, ha rotto le relazioni con Bartolomeo, e dichiarato illegale il Concilio del 2018 e “scismatica” la nuova Chiesa , guidata dal Metropolita di Kiev Epifanij. Insomma, di mezzo c'è anche questa tensione e non sorprende affatto che Putin, nel suo discorso di ieri, dai toni chiaramente minacciosi, abbia tirato in ballo anche la situazione dei fedeli ortodossi che in Ucraina - e non sono pochi- sono rimasti legati alla Chiesa di Mosca, quelli appunto, citati nel messaggio dello stesso Putin.

fonte: agenzie/red

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