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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • don Alberto Ferrara

    La testimonianza di don Ferrara della Casa Shalom di Winterthur

    di Laura Quadri

    Il suo cammino parte dall’abazia di Montecassino. Lì gli anni di formazione assieme ai monaci pur avendo deciso di rimanere sacerdote secolare, per poi, dopo un’esperienza come parroco a Ravenna, approdare in Svizzera, per svolgere la sua missione presso le parrocchie di lingua italiana in Svizzera tedesca: nel Canton Glarona e, infine, a Winterthur. Un lungo cammino che ha fatto sì che don Alberto Ferrara conoscesse nuove lingue, nuove culture, nuovi modi di interpretare culturalmente il Vangelo; esperienze suscitanti in lui, a un certopunto, un’illuminazione: perché non dare vita a un luogo in cui quotidianamente, pur nelle proprie diversità, ci si possa incontrare, guardarsi negli occhi e chiamarsi «amici»?

    Dall’intuizione al passo concreto di dare vita, oltre un decennio fa, a un’Associazione – dal nome emblematico «Shalom» – che oggi conta oltre 250 membri, ma che vive grazie alla solidarietà di molti altri: la Caritas locale, sempre a Winterthur, ma soprattutto i tanti cittadini che ogni giorno passano per un saluto e depositano per gli ospiti del luogo di accoglienza e ristoro aperto dall’associazione, viveri e bevande. In questo spazio, grazie a questi gesti di generosità, don Alberto incontra quotidianamente e tocca con mano la precarietà sotto le sue più diverse forme: chi viene da un passato – o anche da un presente – di tossicodipendenza; chi invece semplicemente non ha saputo gestire bene i propri averi e da un giorno all’altro si è ritrovato solo, abbandonato e povero. Infatti, sottolinea il prete sulla base della propria esperienza, «oggi la povertà, soprattutto in Svizzera, va intesa in senso nuovo: non è solo e soltanto non avere denaro, ma non sapere gestire i doni che si hanno. E questo vale per tutti: la madre o il padre di famiglia che non sanno essere genitori; i ragazzi che non sanno mettere a frutto i loro talenti. Mentre il Vangelo ci insegna l’esatto opposto: fai la volontà di Dio quando consapevolmente gioisci di quello che sei; e diventi chi sei destinato a essere se sai mettere a frutto ciò che Dio ti ha dato».

    Così don Alberto si è rivolto a sua volta al pubblico accorso al Centro Sacra Famiglia di Locarno lo scorso 27 dicembre per presentare un’iniziativa che nasce proprio dalla stima e dall’apprezzamento profondo del prossimo: l’idea di collezionare – al momento sono più di cento – quanti più presepi provenienti dalle parti più disparate del globo: Africa, Sud America, persino un «anonimo» presepe europeo, dove le statuine non hanno volto, a indicare «la spersonalizzazione e la perdita di identità dell’uomo d’oggi». Presepi e Natività che impressionano e che di nuovo riconducono al lavoro di don Alberto: «Non ci siamo mai fermati da quando l’avventura è iniziata. Negli ultimi anni abbiamo dato avvio anche al progetto di una casa anziani “diversa”: un luogo dove al centro ci sia l’anziano con tutte le sue necessità, delle quali metterci tutti all’ascolto. In tutto quello che faccio, parto dal presupposto che sia l’esistenza stessa del mio prossimo a motivare quello che sono e quello che faccio, anche come sacerdote: io esisto, perché voi esistete. L’attenzione all’altro, anche alla sua diversità e alle sue peculiarità è essenziale. Nasce così il vero comportamento etico, duraturo, convincente: non c’è infatti etica vera che non sia frutto di un cammino di avvicinamento all’umano».

    Per conoscere più da vicino l’Associazione Shalom: associazione-shalom.ch.

    Leggi anche: Locarno: i 100 presepi di don Alberto Ferrara in mostra al Centro Sacra Famiglia

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